Mary Shelley nel cuore del mostro

In Frankenstein Mary Shelley non parla mai di mostro, ma di creatura o essere. Sebbene sia la sua prima opera, rimane la più famosa e riuscita perchè rappresenta la sintesi delle vicende più importanti della sua vita.

Storia di una figlia d’arte

Mary non poteva essere più fortunata: suo padre era il filosofo William Godwin, sua madre Mary Wollstoncraft, antesignana del femminismo.

Mary Shelley Godwin Wollstoncraft
William Godwin [a sinistra] e Mary Wollstonecraft [a destra].

WILLIAM GODWIN

Come spesso accade per le grandi scrittrici, William Godwin fu un padre estremamente moderno. Non faceva distinzioni tra i figli e le figlie e dava loro libero accesso alla sua biblioteca.
Gowin descrive così la figlia:

[…] straordinariamente audace, piuttosto imperiosa e attiva di mente. Il suo desiderio di conoscenza è grande e la sua perseveranza in tutto ciò che intraprende quasi invincibile.

Mary Shelley Coleridge
La piccola Mary ascoltò il poeta Samuel T. Coleridge [in foto], ospite di suo padre, recitare la sua Ballata del vecchio marinaio (testo molto ricorrente in Frankenstein).

Godwin si dimostrò però ostile agli insegnamenti della madre di Mary, Mary Wollstoncraft.

MARY WOLLSTONCRAFT

Una madre come la Wollstoncraft avrebbe di certo trasmesso tanto alla piccola Mary, se non fosse morta di febbri puerperali dieci giorni dopo il parto.

Dopo la sua morte, la condotta di vita della Wollstoncraft venne criticata per le relazioni e i figli avuti prima del matrimonio con Godwin, ma questo non intaccò la stima che Mary provava per lei.

Mary Shelley Wollstonecraft
Mary lesse e apprezzò l’opera femminista della madre (Rivendicazione dei diritti della donna), condividendone gli ideali. [In foto, la copertina della prima edizione dell’opera]

Si dice che Mary andasse a scrivere sulla sua tomba e, quando a sedici anni conobbe il poeta Percy Bysshe Shelley, non ebbe paura di intraprendere una relazione scandalosa come aveva fatto sua madre prima di lei.

Un amore immortale

L’amore che legò Mary Wollstoncraft Godwin a Percy Shelley fu rapido, travolgente e scandaloso.

Percy era già sposato e aveva due figli. Riuscì a diventare discepolo di Godwin per essere vicino a Mary, fino a quando i due non si dichiararono amore sulla tomba della Wollstoncraft.

Mary Shelley Percy
Percy Shelley

Godwin si sentì tradito dal poeta squattrinato che voleva esporre sua figlia al pubblico scandalo. Così Percy, Mary e la sua inseparabile sorellastra, Claire, fuggirono insieme.

Dopo lunghi vagabondaggi, i tre giunsero a Villa Diodati, ospiti di Lord Byron. La visita era stata organizzata per decidere il destino del futuro bambino di Claire, rimasta incinta di Byron.
Fu da questo pretesto che nacque un capolavoro.

Nel cuore del mostro

Mary racconta così le circostanze della nascita di Frankenstein:

Quell’estate fu umida e inclemente […]. Ci capitarono per le mani alcuni volumi di storie spettrali […] “Ognuno di noi scriverà una storia di fantasmi”, disse Byron e noi accettammo la sua proposta.

Mary Shelley Villa Diodati
Villa Diodati sul lago di Ginevra.

La scrittrice parla anche di un incubo, che avrebbe dato origine alla storia, ma molti critici credono sia falso.

Mary fu l’unica a terminare la sua storia del terrore (oltre a John Polidori, la cui opera Il vampiro ebbe però un’accoglienza modesta). Fu ispirata soprattutto dalla sua esperienza dolorosa: la mancanza della madre, la morte prematura dei figli avuti da Percy. Il poeta inoltre non volle chiedere il divorzio dalla moglie, che si suicidò affogandosi nel Serpentine.

Il dolore segnò non solo Mary-donna, ma anche Mary-scrittrice. Per la prima edizione di Frankenstein, Mary sopportò le voci che attribuivano a Percy il romanzo (che uscì anonimo non per sua volontà). Solo con la seconda edizione, Mary vinse la battaglia e il romanzo venne finalmente pubblicato a suo nome.

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Mary Shelle Frankenstein
Il castello di Darmstad (Germania) potrebbe aver ispirato Frankenstein. Durante un viaggio, Mary e Percy vennero infatti a conoscenza di un alchimista che viveva nel castello e faceva esperimenti sui cadaveri (come Frankenstein) per creare l’elisir di lunga vita.

In Italia

Dopo il suicidio della moglie di Percy, i due si sposarono. Mary assunse finalmente il titolo di signora Shelley, con cui si faceva chiamare già dal tempo di Villa Diodati.

Dopo il matrimonio, i due vagarono per l’Italia, ma il legame era ormai fragile. La depressione si riaffacciò infatti nella vita di Mary: dei tanti figli avuti da Percy solo uno (Percy Florence) le sopravvisse. Shelley, spesso infedele, morì in una tempesta a trent’anni.

Mary Shelley
Lo scrittoio da viaggio di Mary Shelley conservato alla Keats-Shelley Memorial House a Roma, in Piazza di Spagna. [Fotografato da me©]

A differenza di Percy, che ammirava la bellezza dell’Italia ma mal sopportava gli italiani, Mary si sentiva profondamente legata al nostro Paese. Mentre Percy la esortava a tornare in Inghilterra, Mary voleva rimanere. Quando alla fine tornarono in patria, nelle sue lettere Mary si definì “esule“. La tappa più meridionale del Grand Tour fu Napoli, il resto della penisola era considerato troppo pericoloso.

Mary non riuscì mai a vedere la Sicilia, che desiderava ardentemente visitare (così riporta nelle sue lettere).

Dopo Frankenstein

Mary decise di vivere esclusivamente per suo figlio Percy Florence e per la scrittura, unico sollievo nella sua vita ormai diventata un cimitero di dolore.

Continuò la sua carriera di scrittrice e le relazioni con personaggi illustri, nonostante le condizioni economiche precarie e l’avversione di molti vecchi amici. Molti le rinfacciavano infatti di essere stata ostile a Percy fino alla tragica morte, cosa di cui Mary iniziò ad autoaccusarsi.

Mary Shelley e l’editoria italiana

La rivalutazione dell’opera di Mary Shelley (a lungo oscurata dalla figura del marito) è avvenuta lentamente.

Mary Shelley
Mary Shelley (1797-1851)

Sebbene Frankenstein abbia avuto molte traduzioni italiane, altri suoi scritti sono ancora inediti in Italia o tradotti solo recentemente. Matilda è stato tradotto per la prima volta nel 1980, L’ultimo uomo nel 1996 e Falkner (il suo ultimo romanzo) solo nel 2017.

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*Hermione consiglia un film*

In occasione dei 200 anni dalla prima pubblicazione di Frankenstein, è stato prodotto il film Mary Shelley. Un amore immortale, con Douglas Booth e Elle Fanning rispettivamente nei panni di Percy e Mary Shelley. Il biopic racconta le vicende della vita di Mary che hanno portato alla nascita del romanzo che ha rivoluzionato la letteratura gotica.

Qui trovi la mia recensione del film, Mary Shelley: 3 buoni motivi per vederlo.

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