Charlotte Brontë fuori dalla brughiera

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La vita nella brughiera non è semplice per Charlotte, Emily e Anne Brontë. Il paesaggio intorno alla canonica in cui vivono con il resto della famiglia è suggestivo, ma desolato. Sul retro non c’è un giardino, ma il cimitero della chiesa. La loro unica possibilità di fuga è la piccola biblioteca paterna.

Charlotte e Jane

Nella biblioteca Charlotte ama leggere Walter Scott, Wordsworth e ovviamente la Bibbia, il libro di certo più sfogliato e conosciuto in casa di un pastore anglicano come suo padre. Prova invece profonda indifferenza per Jane Austen. La realtà dei suoi romanzi è troppo “perfetta”, le signore e i gentiluomini troppo eleganti, le dimore troppo appartate. La realtà di Jane Austen è in generale troppo distante perché Charlotte potesse apprezzarla.

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“Miss Austen è solamente accorta e osservatrice. In lei non c’è poesia. Aderisce al reale (al reale più che al vero), ma non può essere grande.”

Una passione per tre

Grazie alle loro letture le tre sorelle scoprono l’esistenza di una realtà parallela, in cui il destino dei personaggi non è deciso da Dio, ma da un uomo in carne ed ossa: l’Autore. Decidono di diventare loro stesse Autrici, padrone indiscusse della loro personale realtà.

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Pubblicano le loro poesie sotto gli pseudonimi di Currer (Charlotte), Ellis (Emily) e Acton (Anne) Bell. Gli stessi pseudonimi che utilizzano per pubblicare qualche anno dopo i loro romanzi: Charlotte/Currer pubblicò Jane Eyre, (acquista) Emily/Ellis Cime tempestose (acquista) e Anne/Acton Agnes Grey (acquista). Il grande successo, soprattutto di “Jane Eyre”, e le numerose ristampe delle opere spingeranno i tre “autori” a recarsi a Londra per rivelare la propria identità e rivendicare la “maternità” dei loro romanzi.

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Sarà Charlotte però a gestire la memoria sua e delle sue sorelle perché Emily e Anne moriranno prematuramente a due anni di distanza l’una dall’altra.

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Donne fuori e dentro i libri

I tre romanzi, pur nelle loro diversità, rappresentano bene le caratteristiche della scrittura femminile del periodo vittoriano: l’affermazione della centralità dell’eroina in cerca di identità e di autonomia, anche attraverso l’indipendenza economica, uno sguardo attento alla vita domestica, il ricorso all’autobiografia, l’intreccio di motivi favolistici e gotici e l’analisi, a tratti spregiudicata, dei desideri delle donne.

Anche con “Shirley” Charlotte Brontë rispetta queste caratteristiche, affrontando il tema dell’oppresione della donna attraverso la contrapposizione tra la passiva Caroline e la coraggiosa e anticonvenzionale Shirley.

Il personaggio di Rose Yorke in “Shirley” è basato sulla figura di Mary Taylor, una delle amiche più intime di Charlotte.

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In “Jane Eyre”, il maggiore dei suoi romanzi, Charlotte presenta la storia di Jane, che racconta in prima persona il proprio percorso di affermazione di sé dall’infanzia alla vita adulta. Un’affermazione che passa anche attraverso la violazione delle regole del pudore vittoriano, perché è lei a dichiarare il suo amore per Rochester, in aperta difesa dell’uguaglianza dei sessi.

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Jane Eyre” è una riscrittura della favola de “La Bella e la Bestia”

Charlotte sa però che cedere alla passione incontrollata significa avviarsi alla negazione di sé, se non proprio alla perdizione e alla follia: in questo senso il personaggio di Bertha funge da avvertimento. La soluzione è vivere l’amore come affermazione di sé, della propria visione del mondo, per confrontarsi con l’altro non come vittima della seduzione, bensì da pari a pari:

“Non vi parlo più da essere mortale. E’ il mio spirito che parla al vostro spirito, come se fossimo già in cielo, uguali davanti a Dio. Come deve essere.”

Jane Eyre

Il personaggio di Bertha è stato ripreso nel 1966 nel romanzo di Jean Rhys Il gran mare dei Sargassi (acquista), prequel dell’opera brontiana.

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*Hermione consiglia un film*

La più recente trasposizione cinematografica del capolavoro di Charlotte Brontë è Jane Eyre (2011) del regista Cary Fukunaga. L’altra celebre versione è italiana, curata da Franco Zeffirelli (1996).

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